domenica 12 novembre 2017

Il mistero del Guggenheim - Robin Stevens da un'idea di Siobhan Dowd. Trad. Sante Bandirali. Edito da Uovonero.

Dopo il grande successo de “Il mistero del London Eye”, torna un altro romanzo di Siobhan Dowd,  tradotto da Sante Brandirali e pubblicato postumo in Italia da Uovonero, nella collana i geodi Il mistero del Guggenheim.


La storia era uno dei tanti progetti di Siobhan Dowd - prematuramente scomparsa nel  2007 - in veste di autrice e di attivista per il riconoscimento della libertà di espressione e per i diritti civili degli scrittori e dei lettori; il suo impegno sociale prosegue oggi con la fondazione “The Shiobhan Dowd Trust”,  istituita poco prima della sua morte e voluta per finanziare, con i proventi derivanti dalla vendita dei suoi libri, progetti  di diffusione della lettura, piccole librerie ed editori specializzati nella letteratura destinata ai più giovani.
In tutti i suoi libri traspare una grande  sensibilità e la capacità di tradurre su carta i pensieri  di bambini e ragazzi che vivono in situazioni di difficoltà. Una penna profonda di contenuti ma sempre accompagnata da una trama avvincente e decisamente capace di entrare nelle corde dei giovani lettori.
E’ evidente come sia importante proseguire nella pubblicazione dei romanzi rimasti incompiuti come Il mistero del Guggenheim, peraltro una sorta di seguito del precedente mistero, quello del London Eye.

La stesura del testo è stata affidata a Robin Stevens: studiosa di letteratura poliziesca, scrittrice a tempo pieno di best seller pluripremiati, si è dedicata a questo libro approfondendo il mondo dei furti di opere d’arte ma soprattutto cercando di entrare nella mente del vero protagonista dei due romanzi, Ted, per capire come pensa, agisce e risponde un bambino affetto dalla sindrome di Asperger.

Sì, perché se tutto ruota intorno alla sparizione di un quadro di Kandinskij dal museo Guggenheim di
New York- Il quadrato nero, ciò che ci tiene incollati alle quasi 300 pagine e ci conduce alla soluzione del furto, è seguire il ragionamento di Ted.
Mi  chiamo Ted Spark.
Ho dodici anni e 281 giorni. Ho sette amici.
Nella cartella argentata con sopra scritto Le mie bugie, ci sono nove bugie.
Da grande farò il meteorologo.

L’approccio al libro non è inizialmente semplice, la scrittura si muove secondo i percorsi mentali di Ted, percorsi che viaggiano su binari a cui non siamo abituati: fissazioni, osservazioni meticolose, fastidio al contatto fisico, difficoltà nell’interpretare il linguaggio del corpo, la mimica facciale, le espressioni figurate.  Si tratta di segnali tipici di chi è affetto dalla sindrome di Asperger.

Forse c’entra il mio strano cervello, su cui gira un sistema operativo diverso da quello delle altre persone.
E’ per questo che per me le cose che seguono degli schemi come la meteorologia sono molto importanti, e che riesco a notare dettagli che nessuno vede
[…] riesco a creare connessioni di cui gi altri non sembrano capaci.

Dopo qualche pagina il labirinto mentale di Ted diventa il nostro e piuttosto che mantenere l’attenzione sul suo modo di ragionare, ci si lascia guidare e la storia fila con rapidità.
La diversità non si ravvisa più, è la storia a prendere il sopravvento.

Ted si trova a New York con la mamma e la sorella Kat, un’adolescente vivace e un po’ ribelle, in visita alla zia e al cugino Salim. Zia Grace lavora proprio al museo Guggenheim, e si sta occupando dell’allestimento di una mostra di pittura.

Nella valigia ho messo la mia enciclopedia, la sveglia nuova, la radio, lo spazzolino da denti e due paia di mutande. Sopra ho messo una copia dell’Odissea, che è il libro delle avventure di Ulisse.
Non ero ancora sicuro di essere felice di questo viaggio.
Lungo la storia, Ted più volte ritornerà sul disagio che il viaggio gli causa: fuso orario, stile di vita frenetico, luoghi sconosciuti, mancanza di punti di riferimento e tante, troppe, persone nuove con atteggiamenti e frasario da decifrare.

Eppure riuscirà ad andare oltre le sue paure, afferrandosi mentalmente e sempre ai suoi punti di forza, in primis sentendosi alla ricerca come Ulisse sulla sua nave – che spesso ritorna lungo il racconto, e poi riportando ogni cosa a degli schemi, logici e storici.
Si accorge che il muro di vegetazione che ha di fronte è Central Park, perché ricorda informazioni della sua enciclopedia "Central Park è stato aperto nel 1857 e ha una superficie di 843 acri". Così ho visto quello che avevo già visto nell’enciclopedia: all’interno del Guggenheim c’erano cerchi ovunque".
e riesce a ritrovare la calma entrando nel Museo Guggenheim per la prima volta, "
Anche le impalcature all’interno del museo diventano rassicuranti quando deduce che "sembravano molto solide, ma potevano essere smontate come delle semplici linee".

Ogni osservazione di Ted sarà un tassello utile alla risoluzione del giallo e alla definitiva scarcerazione di zia Grace, ritenuta responsabile del furto.

Siamo saliti per i gradini, due serie di nove, che compiono due svolte con un angolo di sessanta gradi, con piccole luci triangolari alle pareti. […] alla nostra destra c’era un passaggio […] ci siamo trovati improvvisamente in una sala rettangolare con le pareti bianche e il soffitto basso.

La storia è avvincente come un giallo, arricchita da elementi umoristici. Nella confusione che segue il furto e l’arresto della zia,  i tre ragazzi cominciano a seguire una pista personale, l’intraprendenza di Kat, l’insistenza nel coinvolgere il fratello, le intuizioni di Ted e gli scatti i Salim, appassionato fotografo, capovolgeranno le indagini della polizia e porteranno al ritrovamento del quadro.
Ho chiuso di nuovo gli occhi, mi sono messo le mani sulle orecchie e ho respirato rapidamente. Dovevo pensare. Ho fatto girare nella mente il Guggenheim e la sua rampa […]. Ho pensato alle voci, alle linee telefoniche e ai messaggi di testo. Ho pensato a come nascondere un quadro, alle bombe fumogene, agli utensili. […] Ho pensato agli esterni e agli interni, e a tutte le cose sorprendenti che avevamo scoperto sulle persone.
E ho trovato la soluzione del Guggenheim.
L’atmosfera familiare, con le difficoltà tipiche di ogni famiglia alle prese con due figli, di cui una adolescente, è serena, il disturbo di Ted è vissuto con assoluta naturalezza: la mamma interviene solo quando è in difficoltà, Kat non gli lesina qualche battutaccia e, con leggerezza, sfrutta la genialità del fratello.

In parallelo all’indagine, Ted riesce anche a scoprire cosa si nasconde dietro all'apparente complicità tra Salim e Kat, complicità che lo turba: Ted ha sette amici e Salim è tra questi. Si scoprirà che la realtà è un’altra e Ted non è stato coinvolto negli scambi tra i due semplicemente perché le bugie, nella rigorosità di Ted,  non sono ammesse.

Lettura assolutamente consigliata, per ribaltare il punto di vista sulla diversità e scoprire quanto valore e quanta intelligenza possa trovarsi nell'essere diversi.

Sul finale un’illuminante riflessione di Ted, da annotarsi:
….ero andato alla ricerca come Ulisse ed ero diventato un eroe e avevo risolto un mistero, e anche se mi sentivo cambiato, sapevo di essere lo stesso Ted di sempre. Il mio cervello era ancora unico, ed era un bene. […]. Ero Ted Spark. E questo mi rendeva felice.


giovedì 26 ottobre 2017

Due libri pubblicati da Sinnos per festeggiare Halloween!



Leggo “L’uomo lupo in città” ormai da due anni, lo leggo spesso ai bambini di tutte le età e la reazione è sempre la stessa: ad un certo punto sale la tensione, gli occhi dei bambini sono incollati alle immagini, qualcuno è lì lì per scappare,  la loro faccia è un misto tra lo spaventato e il “chissà ora che succede” e poi arriva la fine,  faccio la vocina da piccola e la risata scoppia fragorosa. In quella risata si sente il divertimento puro e semplice, quello dato da una battuta divertente e la tensione che ormai è scesa e si sfoga così. 

E’ un misto di entrambe le cose ma in ogni caso, qualsiasi età abbiano i vostri ascoltatori “L’uomo lupo in città” è un successone assicurato.

L’uomo lupo di questo libro scappa dalla sua gabbia, seminando il terrore in città, lui urla e ruggisce mentre i cittadini impauriti cercano di nascondersi per scappare alla sua ira.



L’uomo lupo al suo passaggio distrugge la città, mastica i lampioni, morde i tronchi degli alberi, strappa le pietre dei marciapiedi, perfino l’esercito sembra non potere fare nulla. Tutti sono impietriti da questa terribile creatura.

Lui si dirige verso la casa del capo della polizia…stomp, stomp, stomp! E’ proprio lì davanti, guarda all’interno, con i suoi occhi minacciosi, attraverso la cassetta delle lettere. Spalanca la porta e….



“L’uomo lupo in città” scritto da Michel Rosen, illustrato da Chris Mould e pubblicato da Sinnos con il font Leggimi di Sinnos nella collana “Leggimi! Prima”, in stampatello maiuscolo,  è un bellissimo libro ideale per la serata di Halloween, per passare momenti davvero paurosi che finiranno in una sana e grassa risata.




In “Una scuola mostruosa” invece Frankie viene preso in giro dai compagni, vorrebbe solo farsi degli amici ma purtroppo a causa della sua altezza viene chiamato Spilungo-Frankie o Stecco-Lecco a causa della sua altezza.

La vita scolastica sembra proprio impossibile per Frankie finché i suoi genitori non decidono di cambiargli scuola e di mandarlo in una scuola di mostri.

I nuovi insegnanti di Frankie sono la professoressa Paletto, una vampira, il professor Furioso, un lupo, il Conte Fantasmio Senzatesta, un conte senza testa e la professoressa Ombra, che passa attraverso i muri. 



Da questi singolari insegnanti Frankie impara ben presto a staccarsi la testa, riempirsi il corpo di peli, diventare un vampiro finché un giorno i suoi genitori non gli annunciano che è giunto il momento di ritornare nella sua vecchia scuola.

Appena rientrò a scuola Frankie venne nuovamente preso in giro ma il bambino iniziò a trasformarsi in lupo, poi in vampiro e a far scappare tutti i suoi compagni.



Solo una bambina Molly rimase con lui, la sola altra bambina che oltre a Frankie veniva presa in giro dai compagni. Frankie e Molly divennero amici ma proprio perché Frankie aveva spaventato tutti nessuno si avvicinava più a lui. Così la bambina decise di…

Un libro divertente e mostruoso per parlare di mostri ma anche per insegnare ai nostri figli ad avere più fiducia in sé stessi e a ribellarsi ai prepotenti e ai bulletti.

“Una scuola mostruosa” scritto da Jeremy Strong, illustrato da Gabriella Carofiglio e pubblicato da Sinnos con font Leggimi nella collana “Leggimi! A colori”.


Buone letture e buon Halloween a tutti!


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lunedì 2 ottobre 2017

Weekend con la nonna, scritto da Stefan Boonen con i disegni di Mister Melvin


Il binomio nonni-nipoti è certamente il più magico che esista, ed è proprio pensando a questo che ho scelto "Weekend con la nonna" per festeggiare la festa dei nonni.

Un lungo weekend in cui dieci nipoti, una volta all’anno, si riuniscono a casa della nonna, una casa in mezzo al bosco, un po’ vecchia e malandata ma che agli occhi dei bambini sembra un drago gigante. Un weekend in cui i bambini dormono, mangiano e fanno tutto insieme ricordandoci quanto i nonni riescano a tenere insieme le famiglie.

La nonna guida un pulmino in modo un po’ spericolato, andando a ben 735 km/h., racconta storie paurose, prepara brodo di cacca di topo, caccole di scoiattolo caramellate, budino di lombrico e un sacco di altre schifezze.

Ogni anno la nonna porta i nipoti a fare una gita nel bosco, in quell’occasione guada i ruscelli, si arrampica sugli alberi, gioca alle belle statuine per fermare il tempo sino al suo “liberi tutti!”, accende il fuoco.



La nonna ti coccola se non dormi, ti infonde coraggio se hai paura, ti lava se sei troppo piccolo per farlo da solo.



La nonna di questo bellissimo libro scritto da Stefan Boonen e disegnato da Mister Melvin riesce, come tutti i nonni, a trasformare un weekend in un fine settimana avventuroso, divertente e imprevedibile.

Stefan Boonen ci regala una nonna che racchiude la dolcezza e la sicurezza di una nonna tradizionale ma allo stesso tempo ha la magia e la giovinezza che i bambini riescono a vederci, quell’immortalità che ogni nipote regala ai propri nonni, guardandolo con gli occhi dell’infanzia.

I nonni, che sono i primi veri amici che abbiamo ma allo stesso tempo i primi che perdiamo, così all’improvviso, mentre noi ingenuamente li pensavamo immortali.  

Stefan Boonen e Mister Melvin ci trasportano nel mondo dei nonni, visti con gli occhi dei bambini, ricordando a tutti noi che alla fine i weekend dai nonni sono sempre stati per tutti un po’ magici e avventurosi!

Potete trovare il libro in tutte le migliori librerie, oppure cliccando sull'immagine qui sotto.

Weekend con la nonna - scritto da Stefan Boonen con i disegni di Mister Melvin - tradotto da Laura Pignatti e pubblicato da Sinnos





Buona festa dei nonni a tutti!


giovedì 28 settembre 2017

Philip Schultz. Essere DSA e vincere un premio letterario. Binomio possibile?


Un DSA - bambino, ragazzo, adulto - è sinonimo di difficoltà. D'altra parte lo dice l'acronimo stesso, Difficoltà Specifiche d'Apprendimento. Il pensiero comune, molto diffuso, afferma sostanzialmente due cose: i DSA sono tanti, troppi, e poi hanno davvero dei limiti oggettivi? oppure il giusto impegno è sufficiente?

Sfatiamo tutti i miti, forti di un fraseggiare senza le giuste informazioni.
E' vero, si parla molto di DSA ma i numeri non sono davvero alti ovvero sono tanti i bambini sottoposti a test per verificare l'eventualità di una diagnosi e quindi agire di conseguenza ma questa si chiama prevenzione e consente di mettere in atto i protocolli previsti in caso di effettiva certificazione o di escluderla e andare a indagare l'esistenza di altre patologie e temporanei disagi.

Quanto ai limiti oggettivi ci sono e non si superano, se il termine superare lo si intende come sinonimo di curare. Si superano se si riesce ad accettarli, compensarli e trovare il proprio stile di apprendimento; perché, non dimentichiamocelo, cavarsela bene nel calcolo, saper parlare bene e scrivere correttamente è desiderio di ognuno.

Guardiamoci intorno, tanti DSA sono riusciti in grandi cose ma partendo dalle propria difficoltà senza ignorarle.


Philip Schutlz ne La mia dislessia - edito da Donzelli Editore  ha raccontato con estrema chiarezza la personale lotta  per diventare scrittore, fondare una scuola di scrittura e vincere un Premio Pulitzer per la poesia (il premio Pulitzer è la massima onorificenza statunitense).
E ' un breve libro, di lettura scorrevole e piacevole.
In più parti tocca emozionalmente, soprattutto se si è provato a vivere la dislessia in prima persona o da vicino.

Philip era un pessimo studente: grafia orrenda, errori ortografici, confusione tra destra e sinistra, non sapeva leggere - ne' testi ne' le ore - elaborare informazioni e parlare in pubblico, trovando le parole giuste nel momento giusto.

A scuola fu introdotto nella classe dei cretini. Finì per comportarsi da cretino e fu espulso. D'altra parte, talvolta per farti accettare nel gruppo hai due strade: o hai la battuta pronta e risulti simpatico, oppure alzi le mani per non farti prendere in giro. In tutt'e due i casi il rischio è l'espulsione.

La svolta: un'insegnante chiese a Philip cosa desiderasse fare da grande. "Lo scrittore", rispose di getto. Grassa risata dell'insegnante.
Poteva finire lì, al contrario da quella stessa sera Philip inneggiò una lotta con i libri e si convinse che, se fosse riuscito a leggere, certamente avrebbe anche potuto scrivere.

Ogni volta era una sfida
spesso devo leggere una frase due o tre volte prima di capirla veramente; devo ricostruire la sintassi e pronunciare le sillabe prima di poterne assorbire il significato e passare alla fase successiva
E poi l'ansia, compagna di ogni giorno
capivo di essere diverso dagli altri. Vivevo in un mondo di differenze misurabili non dalle apparenze, ne' dai soldi ne' dall'intelligenza. [....] La mia diversità era un po' bizzarra. Il mio cervello non ubbidiva ne' a me ne' ai miei genitori ne' agli insegnanti. [...] Quasi mai capivo cosa mi si chiedeva. Tutto mi metteva ansia, più avevo paura, più diventavo ansioso e quasi tutto pareva mettermi ansia
Nel libro l'autore racconta quanto la dislessia faccia soffrire e sia un attacco violento alla propria autostima. Perché non posso riuscire in qualcosa in cui tutti i normodotati riescono, perché sono costretto a usare strumenti per compensare atti apparentemente così semplici, come leggere e scrivere?
Per me - che sto scrivendo questo articolo, traggo piacere nel leggere e lo faccio spesso in modo compulsivo - è stato per molto tempo incomprensibile decifrare le difficoltà dei miei figli. Mi provocava rabbia percepire l'incapacità di decifrare un qualsiasi testo scolastico e la mia rabbia sottraeva ogni volta un tassello al loro benessere. La diagnosi consente di fermarsi e capire ma non deve far abbassare il livello di attenzione: questi bambini tendono a sottrarsi a qualsiasi sfida, non solo scolastica, ma anche sportiva, ludica. Mettersi in gioco sembra un ostacolo insormontabile; col tempo ho imparato ad offrire loro attività creative, in cui poter sviluppare le capacità immaginative e ad aiutarli a non rinunciare davanti alla sensazione di paura.

Eppure la dislessia si può raggirare, capendo il funzionamento del proprio cervello e
usando il potere dell'immaginazione, dell'intuizione e della sensibilità 
Philip Schultz ci è riuscito, è diventato un noto poeta e scrittore, ha insegnato all'Università e ha fondato una scuola di scrittura.

L'ulteriore svolta nella sua vita è stato scoprire la dislessia del figlio, doverlo aiutare e supportare gli ha permesso di rielaborare il suo passato, andare oltre e regalarci questo breve e talvolta ironico scritto.


lunedì 25 settembre 2017

Chi è e cosa fa Uovonero


Uovonero è una casa editrice sinonimo di diversità, difficoltà, svantaggio ma vissuti in una versione di assoluta normalità.

L'articolo, a questo punto, potrebbe sembrare poco interessante per coloro non sanno o non desiderano sapere esiste un mondo fuori dagli schemi; un mondo molto vasto, che oggi ha le medesime opportunità in termini di proposte editoriali, quindi di apprendimento arricchimento culturale.
E se le ha, lo deve alla cocciutaggine di pochi ma validi editori, autori, illustratori.
Naturalmente,  anche se non si hanno problemi nell'approccio alla lettura, vale la pena conoscere l'esperienza - tanto lavoro e tanta ricerca - di case editrici come Uovonero.

Uovonero nasce nel 2010 da tre menti nonché tre esperienze diverse: l'autismo, la musica e la comunicazione ovvero Enza Crivelli, Sante Brandirali e Lorenza Pozzi che sono riusciti in un sogno: sviluppare un progetto per realizzare libri rivolti a bambini neurotipici, stranieri o con una qualsiasi difficoltà di lettura. Libri uguali a quelli già in commercio, in quanto a contenuti, ma con qualche accorgimento e tarati in base al fruitore.
Nel leggere il percorso di Uovonero, lo confesso, mi commuovo perché ci leggo tra le righe un concetto di base: se sei diverso, non rinunciare a priori, non precluderti un'opportunità, usa strategie e modi diversi ma trova il modo di raggiungere comunque l'obiettivo.

Nessuno sembrava disposto a stampare libri personalizzati, così ci sono riusciti in autonomia. I primi testi furono realizzati con l'uso di simboli e nel formato sfogliafacile (ora marchio registrato), robusto con cartone rinforzato e inconfondibili pagine sagomate: la prima uscita è del 2011, un classico di tutti i tempi: "Cappuccetto Rosso".

Ibby l'ha selezionato tra i sessanta migliori libri per la disabilità.
Il sogno avevo motivo di realizzarsi!

Oggi Cappuccetto Rosso è parte della collana pesci parlanti, all'attivo 9 titoli, tutti fiabe tradizionali per l'infanzia, la base della cultura di ogni bambino.

A questa collana, si è aggiunta abbecedanze, eccezionale parola!, chi è dislessico o ha avuto a che fare con questa difficoltà, capisce al volo: A B C che danzano. Sì, perché per un dislessico le lettere ballano, si muovono nel foglio e acchiapparle per farne una frase è un lavoro faticoso. Un lavoro che Henry Winkler descrive nei suoi racconti con ironia e leggerezza e naturalmente con caratteri ad alta leggibilità.

Gli editori hanno dato vita ad altre due collane: geodi e raggi.  Poiché l'inclusione parte anche da chi il problema non l'ha, raggi presenta una serie proposta di interessanti saggi sullo spettro dell'autismo mentre geodi è una ricca collana di storie intorno alla diversità, storie avvincenti, thriller, gialli, trame poetiche. C'è di tutto per tutti.  Qui una preview di Animali di Versi.

L'ultimo progetto al quale Uovonero ha dato vita, avvalendosi della collaborazione di altre notevoli case editrici (Babalibri, Kalakandra, Bohem press, Giralangolo, Lo Stampatello, Sinnos, Topipittori) è I libri di Camilla. Collana di Albi Modificati Inclusivi per Letture Liberamente Accessibili e ha portato in libreria - dal settembre 2016 - accanto alla versione tradizionale di un albo già in commercio, una versione in simboli che agevoli, nell'approccio al libro e alla lettura, tutti quei bambini che per varie ragioni non hanno ancora la capacità di leggere. Qui il sito dedicato.


Non meno importante è la sezione dedicata al gioco, altrimenti: al momento offre un gioco di società adatto sicuramente a tutti ma pensato in particolare a chi soffre della sindrome di Asperger.

Che altro posso dire, se non che dovremmo tutti fare un plauso ai tre ingegnosi editori:




giovedì 24 agosto 2017

La dieta del pugile - Davide Calì Biancoenero edizioni

Sabato 24 agosto.
Una data come un'altra ma oggi si sarebbe dovuto tenere un incontro sportivo di rilievo. Un incontro di pugilato.

La palestra Internescional (il titolare l'inglese non lo mastica, per non sbagliare meglio scriverlo come lo si legge...) ha organizzato l'evento, pare senza eguali per il quartiere.




Un quartiere attivo e vivace, Davide Calì, l'autore , lo tratteggia con la consueta nota beffarda: una salsicceria, la "Baccalardo", e una pescheria, la "Carpione&figli", un oratorio che pubblica un settimanale, la radio locale e naturalmente un folto gruppo di cittadini in attesa.

Salsicceria e pescheria hanno un ruolo rilevante nella storia: la prima sponsorizza Riccardino Stucchi, al secolo Stuc, la seconda il contendente Lucius Carnecruda, Pugno di ferro.

Pierdante Baccalardo allena personalmente Stuc, mentre Pugno di ferro gode di un allenamento a più mani, Edilio Carpione si alterna ai tre figli: Antongino, Antongionata e Ugo.

Potremmo chiudere qui la recensione dell'albo e la lettura: gli elementi per il divertimento ci sono tutti ma la storia prosegue. Si sa, l'alimentazione per uno sportivo è fondamentale, e i nostri non sono da  meno: Stuc fa colazione, pranzo e cena a base di carne, Pugno di Ferro rigorosamente a base di pesce. Sponsor docet.

Le schermaglie tra i due pugili sono iniziate fin da subito:
Povero gorilla ignorante! No può mica battermi in tre riprese, perché io lo stenderò alla seconda ripresa!
Ah, ah! Non gli lascerò il tempo nemmeno di avvicinarsi  che BUM ! Lo metterò al tappeto.
Si è poi virato sul personale, da "ruttone", in virtù della partecipazione di Stuc ad una gara di rutti tempo addietro, alla questione dell'alito pesante di Pugno di Ferro, abituato a consolidati gargarismi mattutini col caffè, si è arrivati a bigliettini minatori ma, la vexata quaestio è stata originata da una dichiarazione rilasciata al settimanale della parrocchia:
la dieta di Pugno di Ferro è leggerina, praticamente da malati.
Da qui al finale, le pietanze dei due pugili raddoppiano, anzi si moltiplicano e si arricchiscono di portate, dai piatti si passa ai secchi...sino alla fatidica serata, il 24 agosto appunto.



La palestra è gremita di spettatori urlanti e dotati di striscioni.
Ma i nostri beniamini si fanno attendere, come si addice alle star. O no?



Di più non svelo, tranne accennare ai due elementi fondamentali alla chiusa della storia: due bagni e una suora.

Calì ha sempre uno stile ironico, declina le parole per farci ridere. di gusto.  Ho visto bambini davvero sbellicarsi , eppure a me resta impresso lo sguardo beffardo di Calì. Divertitevi, sembra dire, poi rileggete con calma e provate a riflettere. Un messaggio io ve lo passo.



L'albo è edito da Biancoenero nella collana MiniZoom con i criteri dell'alta leggibilità che tengono conto delle esigenze di chi ha difficoltà di lettura.
In particolare questa storia, come altre della medesima collana, prima di essere pubblicata, è stata letta e discussa da un gruppo di ragazzi, una vera e propria redazione che, dopo un attento lavoro, approva. E, com'è giusto che sia, vede pubblicati i propri nomi nel colophon!




sabato 19 agosto 2017

Chi è e cosa fa Sinnos edizioni



Sinnos ha una storia intrigante: nasce nel carcere di Rebibbia, verso la fine degli anni '80, primi detenuti stranieri, un corso d'impaginazione poi un'idea, creare una casa editrice, sembrava una follia e invece...
Il termine Sinnos pare sia frutto di un suggerimento: in sardo significa segno, un segno che volevano lasciare, libri che lasciano segno.

Il loro lavoro sembra seguire sempre una triade: impegno, progettazione. spirito sociale.

Nel 1990, la prima esperienza con la collana I Mappamondi, pubblicazioni scritte da stranieri (l'attività di volontariato in carcere ha dato i suoi frutti); l'intento - perfettamente riuscito - era creare ponti tra diverse culture, chiaramente l'humus riguardo l'integrazione e le vicende intorno all'immigrazione avevano priorità e problematiche diverse rispetto ad oggi, poi la scoperta del mondo dell'illustrazione e la creazione, nel 2016, della font leggimi!, da sostituire nelle pubblicazioni alle tradizionali font, per dare aiuto concreto nella lettura a chi, per difficoltà o quando leggere non è ancora - o non è più - un'abitudine. Ancora un ponte verso la conoscenza.


La font non è frutto del caso, per poterla realizzare Sinnos si è avvalsa della consulenza di neuropsichiatri infantili, logopedisti, terapisti della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva, naturalmente è stata testata per un lungo periodo in modo da verificarne l'effettiva efficacia. Oggi è in continuo divenire, grazie ad un incessante lavoro di sperimentazione e verifica.

Quali caratteristiche?
Uno spessore uniforme del carattere, senza legature e con una maggiore spaziatura nel testo, lettere disegnate senza grazie in modo da consentire in maggior distinguo tra quelle più simili o speculari (b/d, p/q), tutto senza modificare le unità semantiche del testo. Quindi nessun impoverimento in termini di qualità del vocabolario, di formazione della frase e di contenuti.

Il successo di leggimi! ha fatto sì che nascessero due altre font, leggimigraphic, dedicata esclusivamente alle graphic novel e leggimi prima, in stampatello, per i lettori più piccoli.


Il catalogo di Sinnos è ampio, ha anche una sezione per gli adulti, e diverse pubblicazioni hanno ricevuto premi o menzioni: il Premio Andersen per il libro a fumetti "La compagnia dei soli", "Un ottimo lavoro" scelto dal Premio letteratura ragazzi di Cento e il più recente Premio Nazionale Un libro per l'ambiente dedicato a "Piccola Guida per Ecoschiappe".
In  particolare comprende Nido, la collana per i più piccoli, Prime letture in stampatello, I Narratori e I fumetti a colori, Nomos diritti e doveri per capire il  mondo di oggi e Zona Franca, rivolta agli adolescenti.

Tutti i testi con la font leggimi! sono facilmente individuabili nel catalogo, basta cercare i testi contrassegnati  con un punto esclamativo!


Si percepisce, dietro ogni pubblicazione, oltre alla triade menzionata più sopra, il desiderio di fare libri per costruire la persona, abbattere le barriere del sapere e i pregiudizi. Un senso civico raro, soprattutto in un Paese restio ad investire nei libri, nella lettura, poche biblioteche, quasi assenti quelle scolastiche. Come possono bambini e ragazzi conoscere i libri come fossero puro piacere e non solo una tra le tante materie scolastiche?
Per affinare il gusto, muoversi tra le innumerevoli proposte e riuscire a distinguere un'idea commerciale spesso fine a se stessa da un proposito, significa maneggiare, sfogliare, sentire raccontare dai diretti interessati, ascoltare una lettura. Diversamente basta un clic ma il rischio è la disaffezione.
Aggiungiamo quanto possa e debba essere dilatato e lento il tempo richiesto da una lettura, termini non più in uso: la tecnologia ci illude di poter fruire della conoscenza in davvero un attimo, vai a spiegare ai ragazzi quanto lavoro, invece, richiede il sapere e soprattutto quanto il tempo dedicato ci restituisce. 

Detto questo, è chiaro quanta fatica affronti Sinnos, come altre case editrici simili,  nel perseverare nei propri principi.

Lo ammetto, la stessa che talvolta mi prende: perché intestardirmi a scrivere di libri (di qualità) e case editrici, a formarmi appena possibile, per poi proporre letture ad alta voce. Chi te lo fa fare se tutti sanno leggere ad alta voce? mi si chiede, potrai farne un mestiere? Ci guadagni da vivere?
Forse avranno ragione...allora talvolta non ci dormo e mi propongo di lasciar perdere.

Sono realtà come Sinnos a restituire la passione.

Ultimo ma non meno importante, tante le risorse per la scuola e corsi per chi voglia approfondire, ne scriveremo presto, necessita di un articolo ad hoc questo lato di Sinnos.


E questa è invace parte della redazione (è bello poter conoscere chi si nasconde dietro un'idea!).